lunedì 19 novembre 2018

Progetto "Comunicare l'Ergonomia"

Comunicare l'ergonomia in modo non convenzionale, accattivante, emozionalmente coinvolgente. E' l'obiettivo che persegue il progetto "Comunicare l'Ergonomia" della SIE Emilia Romagna.
Durante la riunione di Sezione del 22 maggio 2018, Erberto Sandon di Metrics ha presentato alcune proposte di contenuti, e alcuni esempi di comunicazione...emozionalmente arricchita.
Quanto ai contenuti si sono introdotti i temi della ergonomia cognitiva e della usabilità. Per quanto riguarda il  format si è spaziato dal fumetto, all'animazione, a riprese video con attori e tecniche teatrali (comedic approach),  a disegni accompagnati da narrazione con il condimento di accompagnamenti musicali.


LA CAFFETTIERA DEL MASOCHISTA....24 anni prima di D. NORMAN
L'ergonomia cognitiva e l'usabilità sono temi di grande attualità se consideriamo che sempre più spesso ci troviamo a fare i conti con oggetti spesso inutilmente complessi e talvolta mal progettati che impattano in modo negativo sul nostro benessere psicofisico.
In modo particolare con oggetti 'multifunzione" con prestazioni spesso non necessarie che ci creano problemi anzichè risolverli.
Donal Norman con il suo celebre libro "The psychology of everyday things", pubblicato in Italia con il titolo "La caffettiera del masochista" tratta proprio del disagio causato dagli oggetti complicati o mal progettati che ci complicano la vita. La copertina della prima edizione italiana sottotitolava "Psicopatologia degli oggetti quotidiani".  La metafora grafica utilizzata in copertina è un bricco di caffettiera che sempra progettato proprio per fare del male a chi la usa.



Parlando di modi non convenzionali per divulgare i temi e i contenuti della scienza ergonomica  Sandon ha osservato come ben 24 anni prima di Donald Norman un divertentissimo racconto a fumetti pubblicato in Italia su Topolino libretto n. 439 del 26 aprile 1964  (Walt Disney - trama: Abramo Barosso, sceneggiatura: Giampaolo Barosso, disegni: Luciano Gatto) venivano anticipati i temi del disagio causato dalla non-ergonomia dei prodotti, e proprio facendo riferimento ad un oggetto d'uso quotidiano come il bricco da caffè!.
(c)- Disney
Il racconto "Paperino e il bricco briccone" ci mostra con esilarante ironia come oggetti "multifunzione" "pluriaccessoriati" possono complicarci la vita. La scena si svolge a Paperopoli, un mondo parallelo di fantasia popolato di anatre e altri animali da cortile, ideato dal genio creativo di Walt Disney.
Ma come non riconoscerci nelle nostre difficoltà quotidiane nell'affrontare certi oggetti di uso comune quali telefonini "smart", decoder satellitari, ed altri gadget tecnologici?


Il racconto introduce tra l'altro molti temi cari all'ergonomia cognitiva, incluso il linguaggio gergale spesso utilizzato in molti famigerati manuali d'uso, che spesso risultano decifrabili solo dopo avere appreso per altre strade l'uso del prodotto. Oggi poi, artefatti cognitivi come le pagine web di alcuni siti internet ci sfidano con gergalità del tipo "skip intro",  " downolad del plugin",  "best  viewed with MSIE ver xx.yy", "accetta i cookie",...

(c)- Disney


 "Paperino e il bricco briccone" è davvero un bell'esempio di come l'ironia e l'umorismo possano, con straordinaria efficacia comunicativa, divulgare i temi cari ad una scienza trascurata come l'ergonomia.

(c) - Disney

Erberto Sandon,  Ergonomo Europeo Certificato - StudioSandon - SIE, Società italiana di Ergonomia, sezione Emilia Romagna

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lunedì 13 agosto 2018

Ergonomia cognitiva e sicurezza

Il rispetto di regole e metodologie ergonomiche, incluse quelle relative alla ergonomia cognitiva può avere importanti conseguenze sul piano della sicurezza e della prevenzione del rischio negli ambienti di lavoro.
La psicologia cognitiva ci aiuta a collegare l'errore umano al sovraccarico mentale ad allo stress cognitivo.


https://www.youtube.com/watch?v=iGtMkNrWbkY

Ma qui vogliamo evidenziare l'importanza -come causa di errore- di cattiva comunicazione tra uomo e macchina, “semplici” disguidi e fraintendimenti nel dialogo tra uomo e sistema.
Molti errori anche con conseguenze catastrofiche sono legati ad una non corretta valutazione e interpretazione dello stato del sistema (“credevo che la valvola fosse chiusa....”, “...ero convinto che il motore fosse spento....”) ovvero da uno certo sconcerto da parte dell'operatore nel capire la relazione tra azioni, comandi, effetti.

La psicologia cognitiva applicata alla ergonomia è un potentissimo strumento per migliorare la comunicazione tra uomo e macchina al fine di ridurre errori ed infortuni.

Erberto Sandon, Ergonomo Certificato Europeo, UX engineer


Un breve video su Youtube ci spiega il legame tra ergonomia cognitiva e sicurezza: guardalo ora.

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mercoledì 11 luglio 2018

Facile da leggere...per tutti!

La comprensione di un testo scritto dipende in larga parte dalla impaginazione (layout) e dal tipo di carattere (font) utilizzato.
L'ergonomia cognitiva già da molto tempo ha studiato ed evidenziato gli attributi e le caratteristiche che rendono più o meno leggibile un testo, come ad esempio l'applicazione di regole di percezione visiva (cfr. Gestalt)  e la presenza o l'assenza di "grazie" (font Serif/Sans Serif).

La leggibilità di un testo scritto presenta sfide aggiuntive per le persone dislessiche. La dilessia è un disturbo specifico dell'apprendimento legato alla difficoltà di decodifica del testo scritto.

La scelta di un font appropriato (come una corretta impaginazione dello stesso, in osservanza dei principi di Gestalt cari all'ergonomia cognitiva) può contribuire in maniera significativa ad una migliore e più agevole comprensione del testo.

Il font EasyReading è stato specificamente pensato e disegnato per agevolare la lettura anche a chi è dislessico.

Vogliamo qua citare un esempio virtuoso e particolarmente significativo perchè relativo ad una pubblicazione periodica molto apprezzata dai bambini in età scolare, la rivista a fumetti "Topolino".

Il font EasyReading è stato adottato dalla rivista di fumetti Topolino. a partire dal numero 3255 dell' 11 aprile 2018.

(c) - Disney



Per approfondire:

Font per la dislessia: un carattere tutto italiano (fonte: 4graph)

Novità nel mondo dei fumetti..Alta Leggibilità...

La lingua sempre nuova di Topolino


Erberto Sandon (SIE Società Italiana di Ergonomia, Studiosandon)


martedì 21 marzo 2017

ergonomia cognitiva…per “trovare la strada”!

“Ergonomia cognitiva” e “wayfinding”, due termini piuttosto astrusi e soprattutto sconosciuti... non solo dalla stragrande maggioranza delle persone, ma purtroppo anche da chi si occupa di progettare, amministrare, costruire e gestire un qualunque spazio artificiale (scuola, palestra, centro commerciale, aeroporto, metropolitana, stazione ...).

L'ergonomia cognitiva a dispetto del suo nome non è affatto una disciplina lontana dalla vita di tutti i giorni, anzi è vero proprio il contrario!

Ogni volta che sperimentiamo una difficoltà nel capire come usare un oggetto, come muoverci in uno spazio artificiale o come interpretare una comunicazione scritta... c'è sempre qualche regola di ergonomia cognitiva che viene disattesa.

In auto

Siamo sulla tangenziale di Bologna, ci precede un camion. Scorgiamo un cartello, c'è un uscita. Proseguendo si va a Bologna, anche uscendo si va a Bologna.


 
Proseguire o uscire?

La decisione se proseguire od uscire a destra deve essere molto rapida...l'unica cosa che ci aiuta a capire la differente destinazione locale sono i piccoli simboli riportati a destra della scritta “BOLOGNA” la piccola sagoma di un aeroplano per indicare l'aeroporto che raggiungeremo se proseguiamo dritti, e il simbolo del “centro” e l'icona di un fascio di bandiere colorate (simbolo un po' ambiguo e dipendente dalla cultura) per indicare la “Fiera”, che raggiungeremo uscendo a destra.


Distinguere i simboli relativamente piccoli non è sempre agevole, sarebbe molto meglio scrivere “aeroporto” e “fiera”, ed omettere l'indicazione 'Bologna'. Siamo sulla tangenziale di Bologna e nessuno si aspetta di trovare l'indicazione per l'aeroporto di Verona o di Venezia o per la Fiera di Milano.
Scrivere due volte 'Bologna' per indicare spazi della città di cui si sta percorrendo la tangenziale è allora del tutto inutile e addirittura fuorviante, ruba spazio prezioso e non facilita la comprensione della destinazione che andrebbe semplicemente scritta: 'Fiera' , 'Aeroporto'.



L'argomento trattato appartiene al campo del “wayfinding”, una branca dell'ergonomia cognitiva che trova applicazione in molti contesti delle attività umane, negli ambienti di vita e di lavoro.
Il “wayfinding” (letteralmente: 'trovare la strada') studia l'orientamento e l'interpretazione dei segnali nell'ambito delle attività umane in ambienti artificiali.
Il termine fu coniato da Kevin Lynch nel suo libro “l'immagine della città”.

Chi non ha mai sperimentato un certo angoscioso senso di disorientamento in un aeroporto, in una città non conosciuta e l'impossibilità o la difficoltà di percepire dai segnali visivi la propria posizione e quella di una meta da raggiungere?

L'ambiente artificiale può essere più o meno “leggibile” (un termine già usato da K. Lynch in questo senso) in relazione al una corretta progettazione delle planimetrie, delle indicazioni, delle forme spaziali.

Regole e norme di ergonomia cognitiva e di wayfinding, se applicate, ci aiuterebbero a muoverci con sicurezza e confidenza negli ambienti artificiali, sia all'esterno che negli spazi confinati dove è essenziale che l'uomo possa crearsi una 'mappa concettuale' del luogo, cioè una rappresentazione mentale chiara e non ambigua della propria posizione e della disposizione spaziale dei punti di riferimento.

Erberto Sandon - (c)  StudioSandon , Metrics





lunedì 19 ottobre 2015

Cenerentola...


Un interessante convegno dal titolo "Ergonomia e Lavoro" è stato organizzato da SIE all'interno della manifestazione "Ambiente Lavoro" (Bologna, 14-16 ottobre 2015).
Tra i vari contributi uno in particolare è stato dedicato al ruolo della ergonomia cognitiva nella sicurezza sul lavoro.
La Dott.ssa Paola Cenni e l'Ing Erberto Sandon hanno evidenziato il ruolo e l'importanza dei fattori mentali (carico mentale, stress cognitivo, usabilità e dialogo uomo-macchina) nella prevenzione di errori e rischi in ambito lavorativo.


La psicologia cognitiva ci aiuta a collegare l'errore umano al carico mentale ad allo stress cognitivo. L'intevento dei relatori ha poi sottolineato l'importanza -come causa di errore- di una cattiva comunicazione tra uomo e macchina, di “semplici” disguidi e fraintendimenti nel dialogo tra uomo e sistema. Molti errori anche con conseguenze catastrofiche sono legati ad una non corretta valutazione e interpretazione dello stato della macchina o del sistema.
Putropppo, è stato rilevato, l'ergonomia cognitiva è troppo spesso trascurata e sottovalutata, davvero una Cenerentola sia nel mondo del lavoro che nel contesto normativo. 



Erberto Sandon - (c) StudioSandon

lunedì 2 dicembre 2013

ERGONOMIA DEL SOFTWARE


A dispetto della crescente diffusione di sistemi interattivi (oggetti e programmi) l'attenzione posta dai progettisti riguardo ai problemi legati alle difficoltà di interazione da parte degli utenti appare scarsa ed inadeguata. Non solo le persone non più giovanissime ma anche nuovi e freschi utenti possono trovare notevoli difficoltà ad utilizzare oggetti tecnologici quali telefonini, lettori mp3, televisori. La stessa difficoltà è sovente sperimentata dagli utenti di programmi software, siano essi fruibili su internet o come programmi installati. L'attenzione è concentrata sulle funzionalità offerte (più sono tanto meglio) che spesso sono inutili ed appesantiscono l'interazione ed il carico cognitivo. Nascono così oggetti che anziché rispondere e soddisfare bisogni dell utente ne inducono di nuovi.
Figure professionali come l'ergonomo cognitivo sono a disposizione delle aziende che progettano e realizzano dispositivi e software, ma non vengono coinvolti in modo sufficiente ed adeguato. Il coinvolgimento dello specialista in interazione uomo-macchina (HMI, human machine interaction) ed in progettazione centrata sull'utente (UCD, user centered design) dovrebbe avvenire fin dall'inizio, in fase di redazione delle specifiche di progetto, ed accompagnare ogni fase di sviluppo ai vari livelli organizzativi. Anche interventi propedeutici di formazione (di manager, progettisti e sviluppatori) sono da considerare fondamentali nel successo di prodotti più ergonomici, più semplici da usare, in grado di garantire la massima soddisfazione del cliente ed utente finale.

La frustrazione dell'utente
Uno degli aspetti più negativi di un programma non adeguatamente ergonomico è la pesante frustrazione del utente durante il suo utilizzo. Difficoltà di accedere alle varie funzioni, non intuitività della interazione, tempi di attesa non congrui, assenza di adeguato feedback, mancata aderenza a standard ed assenza di un robusto modello concettuale sono solo alcuni degli aspetti negativi che decretano la scarsa ergonomia  del software e la grande insoddisfazione dell'utente.
Il danno arrecato all'utente per effetto di una mancata ergonomia del prodotto software è sovente sottovalutato, e va dalla perdita di tempo, al danno economico e oltre, sino a pesanti ricadute a livello di stress lavoro-correlato, la cui valutazione è ora inserita nel D.Lgs. 81 sulla sicurezza del lavoro.

Semplici ed intuitive
La interfacce ergonomiche di una applicazione software devono risultare semplici ed intuitive, in modo da garantire adeguata trasparenza verso il lavoro da svolgere, senza invischiare l'utente nei meccanismi interni della soluzione applicativa. Ma come spesso accade in ambito scientifico e tecnologico la semplicità è difficile da perseguire e realizzare.  L'ergonomo cognitivo, studiando i meccanismi della percezione umana e la formazione di aspettative e modelli concettuali, è in grado di aiutare progettisti e sviluppatori di interfacce software ad ottenere prodotti usabili, di facile utilizzo ed efficienti.

Una babele interattiva
Purtroppo la mancata affermazione di uno standard unificato (gli esperti ricorderanno la SAA-CUA di IBM e le sue aspettative di universalità) e la conseguente contemporanea presenza di svariati modelli di interfaccia (Windows, MAC OS X, Gnome, KDE, iOS, Android, ecc.) rendono la comunicazione uomo-dispositivo e uomo-macchina una vera babele. Cambiare tipo di computer o di telefono spesso si trasforma in un incubo con conseguenze devastanti. Per chi è abitauto ad un meccanismo di interazione, il passaggio è spesso traumatico, e questo è tanto più vero quanto più è avanzata l'età dell'utente.

Regole universali
Gli esperti di usabilità e di ergonomia cognitiva hanno individuato una serie di regole che le interfacce devono rispettare per risultare semplici, gradevoli ed efficienti. Le aziende che sviluppano applicazioni software dovrebbero porre adeguata attenzione all'importanza del fattore ergonomico ed alla usabilità del prodotto,  con l'obiettivo di migliorare la qualiltà percepita, la soddisfazione del cliente e quindi assicurarsi un duraturo successo commerciale.

Erberto Sandon , UX engineer (StudioSandon, Metrics)

lunedì 28 ottobre 2013

ERGONOMIA ACUSTICA

L'acustica e gli effetti del rumore sul benessere e sulla salute dell'uomo e del lavoratore rivestono un ruolo di grande importanza per l'ergonomia.

Nel campo della sicurezza sul lavoro, basti pensare che in termini economici i rimborsi INAIL relativi alle ipoacusie coprono una porzione significativa dell'ammontare complessivo.

Secondo i dati dell'OMS, la perdita dell'udito è al terzo posto tra le cause di invalidità permanente dopo artrite e ipertensione.

Fin dalla antichità storica si è osservato che il rumore elevato può provocare danni all'apparto uditivo (citazioni dei Seneca, Cicerone); nella Roma antica la legislazione già conteneva norme relative alla limitazione del rumore in ambiente urbano.

Ma non esistono solo i danni fisici permanenti tra gli effetti negativi del rumore negli ambienti di vita e di lavoro; anche l'impatto del rumore come disturbo deve essere considerato con attenzione nell'ambito dell'ergonomia.

I parametri oggettivi e misurabili finora utilizzati per descrivere il rumore come fattore di rischio sono il livello equivalente ponderato, espresso in dB(A), ed il livello di picco della pressione sonora.

La legislazione più recente, a livello europeo, fa ora riferimento anche a nuovi concetti come l'annoyance.

Deve essere quindi considerata la necessità di introdurre nuovi descrittori e nuovi parametri misurabili che consentano di tenere nella giusta considerazione le peculiarità sensoriali percettive e psicologiche dell'uomo in campo uditivo, in riferimento al “disturbo” uditivo, ai fini di valutare l'adeguatezza o meno di certi luoghi allo svolgimento di attività specifiche.

Un suono a parità di potenza sonora (dB) può infatti risultare gradevole o fastidioso, distrarre oppure rilassare, come può essere facilmente osservato in un percorso esperienziale.

Ad esempio potrebbero essere considerati, nella definizione di nuovi parametri che servano a rendere misurabile ed oggettivabile il “disturbo” sonoro, alcune caratterizzazioni del suono quali:
  • presenza nello spettro sonoro di “profili timbrici” particolarmente sgradevoli (es. classico: la lama di coltello su piatto)
  • disarmonie, stonature ( presenza di toni fortemente disarmonici)
  • presenza di componenti di parlato intelleggibile

Le capacità elaborative dei moderni fonometri rendono senz'altro percorribile il rilevamento strumentale automatico ed oggettivo di tali caratteristiche sonore, e quindi possono rendere oggettivabile la loro misura, previa opportuna definizione di adeguati parametri in campo normativo.

Il “disturbo” uditivo per la sua influenza e correlazione con le capacità cognitive e lo stress mentale non è da sottovalutare e nemmeno da considerare meno importante del danno fisico legato alla sola potenza sonora. Basti pensare che la distrazione e lo stress mentale legati al rumore ed in generale alla sonorità ambientale possono essere causa di errori e conseguenti infortuni o danni economici anche rilevanti.

Il benessere acustico e la sicurezza nei luoghi di vita e di lavoro non possono pertanto essere collegati al solo concetto di livello di pressione sonora.

Erberto Sandon, Ergonomo Europeo Certificato, UX engineer, StudioSandon

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