martedì 21 marzo 2017

ergonomia cognitiva…per “trovare la strada”!

“Ergonomia cognitiva” e “wayfinding”, due termini piuttosto astrusi e soprattutto sconosciuti... non solo dalla stragrande maggioranza delle persone, ma purtroppo anche da chi si occupa di progettare, amministrare, costruire e gestire un qualunque spazio artificiale (scuola, palestra, centro commerciale, aeroporto, metropolitana, stazione ...).

L'ergonomia cognitiva a dispetto del suo nome non è affatto una disciplina lontana dalla vita di tutti i giorni, anzi è vero proprio il contrario!

Ogni volta che sperimentiamo una difficoltà nel capire come usare un oggetto, come muoverci in uno spazio artificiale o come interpretare una comunicazione scritta... c'è sempre qualche regola di ergonomia cognitiva che viene disattesa.

In auto

Siamo sulla tangenziale di Bologna, ci precede un camion. Scorgiamo un cartello, c'è un uscita. Proseguendo si va a Bologna, anche uscendo si va a Bologna.


 
Proseguire o uscire?

La decisione se proseguire od uscire a destra deve essere molto rapida...l'unica cosa che ci aiuta a capire la differente destinazione locale sono i piccoli simboli riportati a destra della scritta “BOLOGNA” la piccola sagoma di un aeroplano per indicare l'aeroporto che raggiungeremo se proseguiamo dritti, e il simbolo del “centro” e l'icona di un fascio di bandiere colorate (simbolo un po' ambiguo e dipendente dalla cultura) per indicare la “Fiera”, che raggiungeremo uscendo a destra.


Distinguere i simboli relativamente piccoli non è sempre agevole, sarebbe molto meglio scrivere “aeroporto” e “fiera”, ed omettere l'indicazione 'Bologna'. Siamo sulla tangenziale di Bologna e nessuno si aspetta di trovare l'indicazione per l'aeroporto di Verona o di Venezia o per la Fiera di Milano.
Scrivere due volte 'Bologna' per indicare spazi della città di cui si sta percorrendo la tangenziale è allora del tutto inutile e addirittura fuorviante, ruba spazio prezioso e non facilita la comprensione della destinazione che andrebbe semplicemente scritta: 'Fiera' , 'Aeroporto'.



L'argomento trattato appartiene al campo del “wayfinding”, una branca dell'ergonomia cognitiva che trova applicazione in molti contesti delle attività umane, negli ambienti di vita e di lavoro.
Il “wayfinding” (letteralmente: 'trovare la strada') studia l'orientamento e l'interpretazione dei segnali nell'ambito delle attività umane in ambienti artificiali.
Il termine fu coniato da Kevin Lynch nel suo libro “l'immagine della città”.

Chi non ha mai sperimentato un certo angoscioso senso di disorientamento in un aeroporto, in una città non conosciuta e l'impossibilità o la difficoltà di percepire dai segnali visivi la propria posizione e quella di una meta da raggiungere?

L'ambiente artificiale può essere più o meno “leggibile” (un termine già usato da K. Lynch in questo senso) in relazione al una corretta progettazione delle planimetrie, delle indicazioni, delle forme spaziali.

Regole e norme di ergonomia cognitiva e di wayfinding, se applicate, ci aiuterebbero a muoverci con sicurezza e confidenza negli ambienti artificiali, sia all'esterno che negli spazi confinati dove è essenziale che l'uomo possa crearsi una 'mappa concettuale' del luogo, cioè una rappresentazione mentale chiara e non ambigua della propria posizione e della disposizione spaziale dei punti di riferimento.

Erberto Sandon - (c)  StudioSandon , Metrics