lunedì 28 ottobre 2013

ERGONOMIA ACUSTICA

L'acustica e gli effetti del rumore sul benessere e sulla salute dell'uomo e del lavoratore rivestono un ruolo di grande importanza per l'ergonomia.

Nel campo della sicurezza sul lavoro, basti pensare che in termini economici i rimborsi INAIL relativi alle ipoacusie coprono una porzione significativa dell'ammontare complessivo.

Secondo i dati dell'OMS, la perdita dell'udito è al terzo posto tra le cause di invalidità permanente dopo artrite e ipertensione.

Fin dalla antichità storica si è osservato che il rumore elevato può provocare danni all'apparto uditivo (citazioni dei Seneca, Cicerone); nella Roma antica la legislazione già conteneva norme relative alla limitazione del rumore in ambiente urbano.

Ma non esistono solo i danni fisici permanenti tra gli effetti negativi del rumore negli ambienti di vita e di lavoro; anche l'impatto del rumore come disturbo deve essere considerato con attenzione nell'ambito dell'ergonomia.

I parametri oggettivi e misurabili finora utilizzati per descrivere il rumore come fattore di rischio sono il livello equivalente ponderato, espresso in dB(A), ed il livello di picco della pressione sonora.

La legislazione più recente, a livello europeo, fa ora riferimento anche a nuovi concetti come l'annoyance.

Deve essere quindi considerata la necessità di introdurre nuovi descrittori e nuovi parametri misurabili che consentano di tenere nella giusta considerazione le peculiarità sensoriali percettive e psicologiche dell'uomo in campo uditivo, in riferimento al “disturbo” uditivo, ai fini di valutare l'adeguatezza o meno di certi luoghi allo svolgimento di attività specifiche.

Un suono a parità di potenza sonora (dB) può infatti risultare gradevole o fastidioso, distrarre oppure rilassare, come può essere facilmente osservato in un percorso esperienziale.

Ad esempio potrebbero essere considerati, nella definizione di nuovi parametri che servano a rendere misurabile ed oggettivabile il “disturbo” sonoro, alcune caratterizzazioni del suono quali:
  • presenza nello spettro sonoro di “profili timbrici” particolarmente sgradevoli (es. classico: la lama di coltello su piatto)
  • disarmonie, stonature ( presenza di toni fortemente disarmonici)
  • presenza di componenti di parlato intelleggibile

Le capacità elaborative dei moderni fonometri rendono senz'altro percorribile il rilevamento strumentale automatico ed oggettivo di tali caratteristiche sonore, e quindi possono rendere oggettivabile la loro misura, previa opportuna definizione di adeguati parametri in campo normativo.

Il “disturbo” uditivo per la sua influenza e correlazione con le capacità cognitive e lo stress mentale non è da sottovalutare e nemmeno da considerare meno importante del danno fisico legato alla sola potenza sonora. Basti pensare che la distrazione e lo stress mentale legati al rumore ed in generale alla sonorità ambientale possono essere causa di errori e conseguenti infortuni o danni economici anche rilevanti.

Il benessere acustico e la sicurezza nei luoghi di vita e di lavoro non possono pertanto essere collegati al solo concetto di livello di pressione sonora.

Erberto Sandon, Ergonomo Europeo Certificato, UX engineer, StudioSandon

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